La riscossa delle casalinghe

Il caso Susan Boyle

Articolo di Mauro Guindani apparso sul Corriere del Ticino il martedì 21 luglio 2009.

Per altri articoli della stessa serie vedi Press book – Tasi.ch alla voce Opinioni dall'interno.

 

Nel mondo effimero dello spettacolo, nella sconsolante miseria dello showbiz (fedele termometro della menzogna in cui ci ostiniamo a vivere) un fenomeno isolato sembra essere il segnale di quest'anno particolare e pieno di sorprese: il caso Susan Boyle. Il caso di questa quarantasettenne zitella che, venuta da un insignificante paesino scozzese, goffa e malvestita ma testarda e perseverante, ha osato presentarsi a quella sorta di "Saranno famosi" che è l'ormai celeberrimo show televisivo "Britain's Got Talent" fra le risate di scherno del pubblico e gli sguardi increduli della giuria, riuscendo ad entusiasmare con la sua voce, appena ha aperto la bocca per cantare, milioni di spettatori nel mondo intero, denota un bisogno impellente di verità che sembra farsi strada nell'impero della menzogna. Un segnale di ribellione dalla base che mi sembra degno di nota.
La società globalizzata è come un grande libro aperto che continua a scriversi sotto gli occhi di tutti, ma si scrive in codice. Siamo circondati da segnali che giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, come impulsi elettrici colpiscono la nostra mente e i nostri sensi e, che lo vogliamo o no, siamo costretti a subire. I media e la pubblicità sono i veicoli principali per mezzo dei quali questi segnali ci vengono trasmessi. Sta a noi saperli discernere e decifrare.
Nell'Histoire du Soldat - la parabola che Stravinsky e Ramuz misero in scena a Losanna nel settembre del 1918 - il Diavolo cerca di carpire al Soldato il suo violino proponendogli di barattarlo con un libro. Quando il Soldato rifiuta dicendogli di non saper leggere, il Diavolo gli risponde che non importa, perché quello è un libro "che si legge da sé, si legge per Voi". È per avere quel libro, che lo renderà ricco e potente (ma infelice), che il Soldato venderà al Diavolo la propria anima. Ben più tardi si renderà conto di essere stato ingannato, che quel libro "che si leggeva da sé" non valeva certo il suo violino, e riuscirà a riprendersi lo strumento, a suonarlo di nuovo e a sconfiggere così il Demonio. Non sapeva leggere, il Soldato, ma sapeva suonare.
Quella semplice parabola, scritta alla fine di una Grande Guerra che cambiò il mondo, fece scuola. Non è molto dissimile dalla favola di Susan Boyle che da qualche mese a questa parte sta diventando un mito. Per chi non ne fosse ancora venuto a conoscenza, qui in breve l'accaduto.
Britain's Got Talent è uno show televisivo britannico in cui si esibiscono artisti dilettanti che si sottopongono al giudizio di una giuria, composta in prima serie dal produttore Simon Cowell, dall'attrice Amanda Holden e dal giornalista Piers Morgan, tre stelle di prima grandezza nello showbiz internazionale. Ma la decisione finale è domandata al pubblico tramite il televoto. Lo show, creato nel 2007 sulla falsariga dell'"American Got Talent" e immediatamente imitato dal Canadà, dall'Irlanda, l'Australia, la Francia, il Portogallo, la Russia, la Norvegia, la Grecia, la Svezia, il Belgio, la Cina e, sotto un altro nome ma con la stessa formula, dalla Germania e dall'Austria, è in poco tempo diventato il trampolino di lancio per le celebrità non soltanto del mondo della canzone, ma di tutte le altre forme di spettacolo. Seguito da milioni di telespettatori nel mondo intero, è dunque un testimonio fedele del trend in auge al momento attuale da una parte e coniatore a sua volta di mode e tendenze dall'altra. Nell'edizione di quest'anno, alla prima eliminatoria in aprile si presentò, fra i giovanissimi assetati di fama e coscienti del loro diritto basato sui canoni prestabiliti dalla moda, un personaggio a dir poco anomalo. Vale davvero la pena vedersi quel momento del concorso, ritrasmesso poi dalle televisioni del mondo intero e, naturalmente, immortalato da You Tube. Alla prima entrata in scena di questa grassottella priva di qualsiasi grazia, senza trucco, coi capelli di stoppa arrangiati alla bell'e meglio, vestita coll'abito della domenica che sembrava preso in prestito dalla zia di turno e che dichiara con voce sicura di voler diventare, a 47 anni, una cantante professionista su esempio di Elaine Page ma di non aver mai avuto la possibilità di poterlo dimostrare, il pubblico sghignazza, la giuria alza gli occhi al cielo. Ma le regole sono regole: ne ha il diritto in quello show. Cosa vuole cantare? Dice di aver scelto I dreamed a dream, da I Miserabili, uno dei pezzi più celebri (e più ardui) del repertorio del Musical contemporaneo. Altro sorrisetto ironico da parte della giuria: go on.
Poi basta la prima frase coll'accompagnamento dell'orchestra: I dreamed a dream in time gone by / when hope was high and life worth living… Ma chi stava cantando? Judy Garland? Liza Minelli? Barbra Streisand? Le telecamere si spostano dalla scena sui volti attoniti della giuria, nel pubblico comincia un rumoreggiare che diventa a poco a poco un boato, e dopo l'ultima frase del song: Now life has killed the dream I dreamed,  pubblico e giuria scattano in piedi come un sol uomo in una standing ovation. La festeggiata si inchina un po' rigida e sta per uscire di scena a passi insicuri, ma viene immediatamente trattenuta per ricevere da una giuria quasi senza parole la notizia di aver superato col massimo dei voti il primo round per entrare in semifinale. Nei giorni successivi i media facevano a gara per accaparrarsi le notizie di questa nuova stella nascente: la casalinga della porta accanto.
Cosa era successo? Potenza della voce? La capacità di questo strumento così umano di muovere, se condotto con criterio, l'entusiasmo di folle intere, di svelare desideri nascosti e inconfessati, di sviscerare emozioni tanto evidenti da poter esser messe in secondo piano? In gran parte sì, ma non solo. Tutti i parametri di giudizio erano stati capovolti in un solo istante. L'artefatto, il fittizio, le maschere della moda erano stati spazzati via da un soffio potente di verità che non poteva essere frainteso. Il testo stesso della canzone faceva tutt'uno con il personaggio, lo rendeva credibile, gli dava il diritto di salire sulla scena del mondo, sotto gli occhi di tutti, in rappresentanza di altre centinaia di migliaia di persone.
Il primo premio di 100.000 sterline (col diritto a dare uno spettacolo in presenza della regina) lo vinse alla fine un gruppo di giovanissimi danzatori-acrobati, "Diversità" (dinamici e sprizzanti energia da tutti i pori, ma non certo fuori dal comune) rimettendo così il corso degli eventi nel trend che vuole l'ideale della gioventù al primo posto nella serie dei desideri, ma Susan Boyle si classificò, col suo sogno a lungo calpestato, al secondo posto. Questo, solo alcuni anni fa, non sarebbe potuto succedere.
Resta il fatto che da quel momento Susan è diventata il personaggio più popolare in assoluto di quest'anno, battendo in classifica persino Barak Obama.
Segni dei tempi. Un altro modo di ripetere in forza "yes, we can".

 

Mauro Guindani


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